Politica
Commenta per primo! Alleanze e riforme Bossi da Berlusconi. E Tosi lancia la sfida
Hai voglia a dire che Umberto Bossi spesso spara alto per poi mettersi «dietro al cespuglio» per valutare le reazioni. Hai voglia di sentirti spiegare che già domenica pomeriggio, circondato dai colonnelli padani, il «Capo» era stato assai meno sparato che non al mattino, sul palco della manifestazione di piazza Duomo. Eppure, nel Pdl raccontano che il diktat bossiano (o lasci Monti o cade la Lombardia) a Silvio Berlusconi sia piaciuto poco. Condito per giunta dall’affermazione che alle amministrative il Carroccio correrà solo. E dunque, meglio vedere di persona «l’amico Umberto» per capire che cosa abbia in testa. Lui, il leader leghista, non ha lasciato cadere l’appello, e poco dopo le otto di sera ha varcato il cancello della residenza milanese dell’ex premier in via Rovani in compagnia di Roberto Calderoli. Ne è uscito 90 minuti più tardi, salutato da un bacio sulla guancia dell’«amico Silvio », accompagnato da Aldo Brancher e Niccolò Ghedini. Fonti del Pdl affermano che, in realtà, del problema Lombardia si sia parlato poco e il colloquio si sia concentrato sulla legge elettorale e, appunto, le prossime amministrative. Patti possibili in vista? Garanzie su una legge elettorale non penalizzante per il Carroccio in cambio di un accordo di massima sulle amministrative? È la versione alimentata da esponenti pdl. Ma attenzione: nella Lega gli umori sono diversi. E non solo tra i «barbari sognanti » pro Maroni. Lo stesso Bossi ieri si sarebbe espresso netto: «Nelle amministrazioni in cui abbiamo lavorato bene non abbiamo da preoccuparci per le elezioni». Quanto al diretto interessato, Roberto Formigoni, ostenta tranquillità: «Nessuno, neppure nella Lega, pensa che si possa mandare all’aria un’esperienza come quella della Lombardia. Noi nel Pdl crediamo che si possa mantenere l’alleanza a livello nazionale anche dopo l’esperienza Monti e lavoriamo in questo senso. Ma è chiaro che il nostro appoggio al governo, che nasce in situazione eccezionale e resta critico, non può essere messo in discussione». In ogni caso, il Carroccio continua a essere una polveriera. Ieri a incendiare gli animi sono arrivate le dichiarazioni del sindaco di Verona, Flavio Tosi. Il quale non soltanto domenica, presente Roberto Maroni, darà il via alla campagna elettorale della sua lista civica che via Bellerio vede come il fumo negli occhi. Ma ha anche detto che «lo statuto della Lega ha al primo punto l’indipendenza della Padania, ma il secessionismo non si può fare e la Lega deve vedere fino a dove si può arrivare». Poi, Tosi ha sfiorato il sacrilegio: «Finora al congresso federale è stato eletto sempre Bossi per acclamazione, la prossima volta non lo so. In democrazia ci sono i candidati, poi si vota». Secondo esponenti del «cerchio » bossiano, il leader avrebbe dato mandato al segretario «nazionale» veneto Gian Paolo Gobbo di verificare le liste dei militanti veronesi per individuare possibili «infiltrazioni di fascisti». Come già nel celebre congresso della Lega di Varese, il leader padano ai suoi parla di un tentativo di introdursi in Lega da parte, appunto, dei «fascisti ». Responsabili anche dei fischi nei confronti degli esponenti cerchisti di domenica a Milano. Secondo i bossiani fondamentalisti «il Capo non aspetta altro che Tosi faccia la sua lista. E simetta così fuori dal movimento ». Intanto, va diffondendosi una lettera di sostegno a Bossi da parte di ambienti vicini al «cerchio»: «I militanti, i colonnelli, nessuno è in grado di unire i padani, solo Tu. Decidi Tu, dicci Tu cosa dobbiamo fare, guidaci come hai sempre fatto».
