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1 Commento “Noi, eroi, abbiamo salvato un branco di pecoroni”
SI CONSIDERANO degli eroi, senza riserve. Se la prendono con i passeggeri, che una hostess definisce “un branco di pecoroni allo sbaraglio”: a loro imputano la colpa di non aver seguito le istruzioni del personale di bordo e di non aver prestato attenzione ai briefing sulla sicurezza, i cosiddetti boat drills. Ora dopo ora, la rabbia dei dipendenti della Costa Crociere si riversa su Facebook, sul gruppo che raccoglie le testimonianze dello staff presente sulla Concordia. Oltre 4500 iscritti, quasi tutti accomunati dalla volontà di difendere i 24mila dipendenti del gruppo. Da quando, venerdì sera, hanno iniziato a circolare immagini e video del gigante del mare spiaggiato, ribattono punto per punto a quelle che definiscono delle menzogne. Sono pronti ad assolvere tutti e 1026 i membri dell’equipaggio — con qualche distinguo nei confronti del comandante arrestato — , difendono la loro azienda e fanno quadrato attorno al loro presidente e ad, Pierluigi Foschi, che, ieri, li ha definiti degli eroi. Per loro è il riconoscimento per un lavoro spesso retribuito con uno stipendio al di sotto dei mille euro. Parole, quelle del presidente di Costa Crociere, che confermano il giudizio espresso su Facebook da Katia Keyvanian, hostess della Concordia: «Abbiamo evacuato, al buio, con la nave piegata su un fianco, 4000 persone in meno di due ore! Ci siamo adoperati per gli ospiti, per portarli in sicurezza. Se sono salvi, è merito solo nostro. Abbiamo dovuto gestire un branco di pecoroni allo sbaraglio, e poi vengono a dire che noi siamo stati incompetenti». E Katia non è l’unica a prendersela con i passeggeri. Massimo Crigna ha all’attivo tre contratti con la Costa Crociere: «Tutto l’equipaggio è preparato con minuziosa attenzione. Il problema è che le cose cambiano in caso di emergenza vera soprattutto per colpa di quegli ospiti che hanno la presunzione di sapere tutto perché hanno già fatto una crociera». Ma tra le centinaia di commenti a favore della compagnia, c’è anche chi solleva dei dubbi sulla preparazione del personale. In particolare sui corsi BST (basic safety training), obbligatori per lavorare su una nave da crociera. È Tony, neoassunto, a spiegare che «il sistema per la formazione del personale per la sicurezza in mare non è preso molto seriamente. Corsi che costano da 650 a 1200 euro: durano 4 giorni e si concludono con esami farlocchi. Conosco gente che è imbarcata e non sa nuotare». Nel suo corso, ad esempio, «i test per la conoscenza dell’inglese non sono stati svolti». Per la compagnia, però, la preparazione del personale è impeccabile: «L’azienda opera nel pieno rispetto di tutte le norme relative alla sicurezza». Diego Nobile, fotografo sulla Concordia, racconta di aver aiutato decine e decine di persone a raggiungere le scialuppe ma ammette di non aver “ancora fatto il corso di emergenza”. Marco, un giovane appena assunto, non nasconde i suoi timori: «A dire il vero ho un po’ paura per il fatto che le stanze siano senza finestra e in fondo alla nave, sopra la sala macchine ». E non mancano le voci degli stranieri, che, spesso, possono rappresentare una fetta consistente del personale. Con tutti i problemi che la comunicazione in italiano può comportare, come riferito da alcuni passeggeri della Concordia. Monica denuncia una disparità di trattamento salariale: «Noi extracomunitari riceviamo uno stipendio di m.. Io come domestica ho avuto 567 euro per lavorare come un cane, 12 ore al giorno. Un responsabile mi ha detto che se mi fossi fatta il passaporto italiano, la mia posizione sarebbe cambiata».

Sono stata crocierista sulla Costa Concordia :
non mi sentivo tranquilla, protetta..cio’ che mi rendeva tale era la constatazione della mancanza di comunicazione e professionalità nei servizi. Non ho mai incontrato un ufficiale.Altresi’ constatavo lo “sfruttamento” dei filippini e di altri extracomunitari. Se in essa mi disorientavo e chiedevo informazioni nessuno era capace di fornirmele. Le hostess erano scorrette ed arroganti con la gente. Non vedevo l’ ora di scendere! Una volta definitivamente a casa ho narrato tutto a parenti ed amici che si sono meravigliati del mio giudizio di valore sulla mia “pessima” vacanza.
Conclusione: Credo fermamente ai superstiti della tragedia che affermano di essersi salvati solo ed esclusivamente grazie alla solidarietà umana.